Cari amici ed amiche,
sta diventando seccante iniziare ogni volta con delle scuse per un silenzio involontariamente prolungato. Stavolta almeno non sono rimasta in disparte per problemi di salute ma solo a causa della mia poca dimestichezza con il computer. Grazie alle indicazioni indispensabili di Andrea non solo ho risolto i miei problemi sospesi ma sto anche imparando a scrivere dei post stilisticamente più elaborati e ad inserire delle foto.
Per il resto, sono felice di aver conosciuto così tante persone gentili e pazienti con me (saluto con affetto Grazia e prometto ad Hobina di risponderle il prima possibile) e corro a dedicarmi ad Amalia:
Cara Matilde,
mio figlio ha tredici anni e si lamenta della mia cucina. Preferisce mangiare coi suoi amici focaccia o andare al McDonald piuttosto che restare in casa per dedicarsi ad un'alimentazione più sana ed equilibrata. Piatti come il minestrone o i legumi ormai li rifiuta sempre ed al massimo mangia un po' di pasta per poi precipitarsi fuori casa. Tu come riuscivi a trattenere i tuoi figli a tavola?
Amalia
Cara Amalia,
I miei figli appartengono ad una generazione educata ad un maggiore rispetto del cibo perchè noi genitori venivamo dalla tragica esperienza della guerra, durante la quale si mangiava quel poco che si trovava ed anche le cose più umili avevano il gusto del manicaretto raffinato proprio perchè rare. Purtroppo contro di te ha lavorato una società opulenta che ha privilegiato il gusto ricco (spesso artificiale) a discapito della qualità, il tutto pubblicizzato dalla televisione, e non mi stupisce che tuo figlio preferisca le patate fritte piuttosto che le verdure. Mi stupisce invece che a tredici anni abbia già l'autonomia per autogestirsi i pasti. Al tuo posto gli farei notare che se ritiene di avere la maturità di decidere con cosa nutrirsi può usarla anche per rimediare il denaro necessario per farlo. In altre parole: chiudi i cordoni della borsa.